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Vivlos-Tripodes

Tripodes, il villaggio dei mulini a vento

Mulini indimenticabili, del mio villaggio cari
Una volta donavate la vita a Tripodes
Ora sull’ alzata state tutti i tre dimenticati
All’estremità della costa vi accarezza un soffio….

“Emm. Mich. Dimitrokallis”

Guardando dalla strada carrabile con i pittoreschi mulini a vento quelli arrampicati sull’alzata sembrano come quadro di pittura. Il villaggio si trova sulla parte S-O dell’isola, sul passaggio che porta alle spiagge di Kastraki-Alikos e Pirgaki, senza che allo stesso manchino le spiagge, ne dispone quella famosa di Plaka. È anche famoso per la sua storia, l’ospitalità dei suoi abitanti e i siti archeologici, quali la Vecchia Torre di Plaka, la cappella di San Mat-teo, la Madonna Tripodiotissa, la Satvropigi, la Plaka.

A Tripodes è successo quel che è successo in tanti altri villaggi di Nasso. Originariamente, sembra che vi fosse un insediamento più antico di Tripodes nei pressi della costa di Plaka, come dimostrato dalle rovine dell’antica Torre di Plaka e dell’antica chiesa di San Matteo. Successivamente, per la paura dei pirati e delle invasioni devastatori, l’insediamento fu trasferito all’ intreno dell’isola, mentre la località attuale del villaggio fu fissata negl’ età dell’ occupazione dei franghi per evolversi poi in uno dei capovillaggi di Livadia, sotto il nome Vivlos o Tripodes.

Il suo nome è legato alla favola della Torre di Plaka o Vecchia Torre. C’era una volta, si dicono, il vecchio rè di Nasso che aveva scommesso con due giovani affinchè sua figlia unica scegliesse per marito uno di essi, il più capace. L’una fatica che gli impose era la costruzione della Torre e l’altra era il trasporto dell’acqua da Kampones a Hora. Entrambe le fatiche dovevano essere realizzate entro una giornata. I giovani hanno accordato tra loro che l’uno avrebbe costruito la Torre e l’altro l’acquedotto. Prima di imbrunirsi entrambi i giovani giunsero simultaneamente al palazzo, ma si sono presi per le mani ed ucisero l’un l’altro. La principessa dall’ afflizione per la perdita dei giovani giurò di abitare la Torre e la trasformò in oracolo. Le notti con splendore stellare la principessa sedeva su uno sgabello a tre piedi e guardava le stelle. All’ alba scendeva dalla Torre e raccontava a tutti quello che sarebbe successo nella loro vita. Un giorno la Torre crollò e la principessa scomparì. Lo scabello a tre piedi lo portarono intatto al villaggio e da allora il villaggio è chiamato Tripodes (cioè a tre piedi). Sul predetto sgabello hanno scritto i verbali delle prime riunioni del consiglio comunale in un apposito libro e perciò si è chiamato Vivlos (cioè libro).

Nel 1836 Nasso fu divisa in cinque comuni tra cui anche il Comune di Vivlos che comprendeva i villaggi Glinado, Agersani, Tripodes, Sagri, Potamia e Melanes. Fin dal 1912 fu fondata la comunità attualmente conta 807 abitanti fissi (censimento del 2001), i quali si occupano dell’agricoltura, dell’allevamento e del turismo. All’ imbocco del vilaggio la Madonna Tripodiotissa dà il benarrivato ai visitiatori. La tradizione vuole che la Vergine stessa avesse indicato la località esatta per l’erezione della sua chiesa, siccome quando gli abitanti comminciarono a costruire la chiesa a Triò, essa di notte precipitava, ed allora vissero accesso un luce ad olio nel posto ove la chiesa si erge oggi. Scavarono e trovarono l’icone. Nel passato era uno dei più vigorosi monesteri per monaci dell’ isola. Le epigrafi testimoniano l’età del monastero che risale al 16° secolo mentre il sottoterra (“ipòga”) si utuilizzava da scuola fino agli anni ‘50.

Una chiesa a due navate con un eccezionale iconostasi scolpito in legno. Le sue campane hanno bisogno delle mani di tre uomini robusti per suonare ogni domenica e specie nella festa della chiesa il 23 agosto (la “novena” della Madonna). Gli abitanti sia locali che quelli spatriati ad Atene la rispettanto tanto e vogliono onorare la sua sagra con processione dell’icone per la strade del villaggio. Nella notte della festa si fa gran baldoria fino all’alba.

Il 26 luglio, si festeggia il giorno di Santa Paraskevi; il visitatore può prendere la strada per la cappella di Santa Paraskevi a Plaka per accendere una candela. Gli abitanti la rispettano così tanto che nel giorno della sua festa non lavorano per onorare la sua memoria. Dopo la messa aspettano la spiaggia favolosa e il mare immenso di Kara.

I visitatori che veranno a fare le vacanze tardi, a settembre, saranno ricompensati dalla sagra di Stavropigi che si festeggia il 14 settembre alla cappella omonima a poca distanza dal villaggio che si trova sulla strada a Kastraki. La cappella pittoresca di Stavropigi si erge tutta bianca al di sotto dei platani, oleandri ed agnocasti. Nei tempi passati acqua benedetta zampillava al di sotto della cappella. Durante l’estate il luogo profuma dalle erbe e rose che spuntano nei campi accanto.

“Nel villaggio è bene in ogni stagione dell’anno” con le sue case imbianchite, i monumenti, la famosa ospitalità dei suoi abitanti, i negozi, gli alberghi, nonché con i suoi usi e costumi tradizionali.


Irene Papadopoulou
   

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