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Storia – Monumenti

TAPPE STORICHE

4 millennio a.C. Insediamenti neolitici
3 millennio a.C. Età cicladica. Nasso è uno dei centri più importanti della civiltà cicladica che oggi è considerata la civiltà più vecchia dell’ Europa. Creazioni di questa civiltà sono le figurine cicladiche.
2 millennio a.C. Età micenea. Nasso è il ponte per l’espansione dei Micenei verso l’ oriente.
8°-6° secoli a.C. Una società ricca predomina; partecipa alla colonizzazione della Sicilia (734 a.C.); offerte famose ed imponenti dei Nassoti, quali la Sfinge ai Delfi, i Leoni a Delo, che testimoniano la crescita di Nasso e lo sviluppo dell’arte plastica sull’ isola.
480 a.C. I Nassoti presenti alla battaglia navale di Salamina al fianco degli A-teniesi contro i Persiani.
41 a.C. Nasso, prefettura romana
4° sec. d.C. – 1207 Età bizantina
1207 – 1566 Latinocrazia
1566–1821 Occupazione turca
6 maggio 1821 Declarazione della Rivoluzione a Nasso
3 febbraio 1830 Nasso, insieme con le altre Cicladi, è inclusa nel nuovo Stato Ellenico.


Η Πορτάρα της ΝάξουL’importanza di Nasso nel corso degli anni non è solo principale ma inoltre determinante nel corso storico non solo per lo spazio cicladico ma anche per la Grecia. Era sempre famosa per la gran quantità dei marmi erportati, lo smeriglio, la folla delle sorgenti, i giardini strapieni di fiori ed alberi, per la bellezza delle sue pianure, gli oliveti, le aranciere, i cedri, i vigneti e il suo famoso vino, per l’allevamento e i suoi formaggi ma anche per il sale! In parallelo, siccome il mare “isola” è rimasta genuina, insolita, diversa, autosufficiente. Pindaro chiama Nasso “liparan” ed Erodoto conferma “Nasso la felice delle isole”. Archiloco il Pario paragonava il vino di Nasso con il nettare dei dei.
La divinità legata per eccellenza all’isola di Nasso è Dioniso che impersonava le forze bonarie della natura. Fu nato ed allevato a Nasso ove si sposò con Ariadne dopo che lei fu abbandonata da Tissea. Il suo matrimonio con il deo e la sua morte che preannunziava la sua riserruzione erano vividamente celebrati sull’ isola perché legati alla maturità e rinascita della Natura.

Nasso è abitata sin dal 4 millennio a.C. a tuttora, ininterrottamente. Lo studio dei toponimi certifica che Nasso, al contrario delle altre isole dell’ Egeo, non fu mai disertata dai suoi abitanti e che in tutte le zone dell’isole, sia quelle litorali che quelle montuose ed anche nelle valli, fin dagli anni antichissimi a tuttoggi vibono praticamente gli stessi uomini, i quali certo che si mobilizano e si riordinano avendo la capacità di integrare gli stranieri che di tempo in tempo, sia in pace che sotto la forza delle armi, si stabiliscono sull’ isola. Quindi sull’ isola esisteva da sempre un’ organizzazione relativa alle condizioni di produzione e riproduzione della vita.

Vale a ricordare alcuni nomi dei siti che costituiscono testimonianze indubbie degli insediamenti o culti di eroi o divinità che non è possibile che esistessero oggi se l’isola fosse disertata, se i suoi abitanti fossero perduti e sostituiti da altri popoli.

La cima più alta di Nasso si chiama “Miti tou Za”, cioè naso di Zas, porta quindi il nome del padre dei dei, dee ed uomini, e forse questo sarebbe anche il suo nome nell’antichità in quanto il culto di Giove era diffuso lì. Lo mostra anche l’epigrafe in marmo grezzo sul sentiero che conduce alla cima del monte – Giove il Milosio – (cioè protettore delle pecore), epigrafe che determina i confini del tempio dedicato al gran dio.

Sull’ estremità Nord-Est dell’ isola una baia chiamata Apollonas, e sembra che questo sia il suo nome anche negli anni antichi, in quanto ci è stata trovata un’epigrafe che determina i confini del tempio dedicato al dio della luce. Apollo è particolarmente legato a Nasso, era venerato come di Capro, Fioraio o Pastorale.     

Sulla parte Sud-Est c’è un porto, il Panormos, che con lo stesso articolo e quasi la stessa formula grammatica è riferito in un’ epigrafe antica. Località costali sono chiamate Orkos e Ammos di Orkos, perchè nell’ antichità venivano usate come olkòs cioè luogo per il disincaglio di navi. Il villaggio Melanes è riferito in un’ epigrafe antica come “Melan” mentre i villaggi di Halkì e Kerami sarebbero laboratori di artigiani di rame e ceramisti rispettivamente. Arsos ad Aperathou non è che l’ antico “alson”, cioè tempio boscoso, dedicato a divinità o ninfi. Ancora una volta, ad Aperathou, la località Dimos che il suo nome testimonia che nell’ antichità ci esistette un insediamento notevole; Afikli indica il luogo sacro dedicato ad eroe Ifiklis, fratello uterino di Ercole. Infine, il villaggio Skadò è collegato ad antico “ischàdes” cioè ai fichi, così preziosi agli antichi.   

Primi abitanti di Nasso si considerano i Traci; il primo abitante fu Voutis figlio di Voreas che volendo trovare donne per i suoi compagni giunse a Tessaglia, ove cacciò le Bacche e tra altre rapì Co-ronida ed Ifimedea e le portò a Nasso. Secondo la tradizione i Traci dominarono sull’ isola per duecento anni e furono seguiti dai Kari che vennero dall’ Asia Minore avendo con a capo Nasso, il quale dotò il suo nome all’isola.

A Nasso fu creata l’arte plastica o con ogni probabilità anche l’ architettura. Nei linguaggi dell’ isola sopravvivono e sono usati e-lementi dell’ età omerica. Il Bisanzio a Nasso non finisce con la caduta di Costantinopoli nel 1204 in seguito al suo saccheggio dagli eserciti della quarta crociata, con la conquista delle Cicladi nel 1207 dal veneziano Marco Sanudo e la fondazione dell’ egemonia latina con capitale la Nasso. Gli abitanti in questa società di tipo coloniale mantengono le loro “usanze” che derivano dalle leggi dell’ Impero bizantino e si evolvono in abbinamento alle istituzioni nuove portate dall’ Occidente per costituire infine il famoso diritto consuetudinario dell’ isola. In parallelo, seguendo la loro tradizione ecclesiastica gli abitanti dell’ isola continuano il Bisanzio.     

Nel 1536-66 inizia il periodo dell’ occupazione turca. I turchi, però, non si stabilirono mai sull’isola, tranne pochissime forze: i turchi si interessavano solo di incassare le imposte. La latinocrazie però durerà fino alla Rivoluzione del 1821.
L’una civiltà dopo l’altra. Ogni nuova civiltà, nello sforzo di dominare distruggendo quella precedente, utilizza materiali di quest’ ultima, prende in prestito dei suoi elementi, adotta dei suoi atteggiamenti e mentalità. E così ogni nuova civiltà prosegue il suo corso ed esiste a tuttora. Nasso è l’esempio tangibile di ciò.



4° millennio

I primi insediamenti di Nasso risalgono al 4° millennio a.C., all’ età neolitica. Reperti archeologici testimoniano l’ esistenza di una società sviluppata e la fine della civiltà neolitica.


Età cicladica

Kορφάρι Αμυγδαλιών στον Πάνορμο ΝάξουLa prima grande epoca di Nasso è quella Cicladica, nel 3° millennio a.C. Nasso presenta una popolazione fitta espanso per lo più verso la parte orientale dell’ isola, in piccoli insediamenti, ove una rete di piccole isolette offre una facile base di estensione. Un polisma (cioè città) caratteristico dell’ epoca fu scoperto nella località Korfari di Amigdalies, a Panormos. Nella località ove si trova anche oggi la città di Nasso, a Grotta, si è rivelato un insediamento più grande e tanto più sviluppato, con case quadrate e studiosamente costruite, e ricca ceramistica. Espansi a tutta l’isola sono i cimeteri dell’ epoca. Capolavori dell’ arte e della tecnica risalienti alla seconda metà del 3° millennio a.C. sono stati travati in quasi tutte le tombe. Semplicità nella forma, linee pulite, stile austero: un fenomeno raro se non singolare nell’ età preistorica.

Durante l’intero 3° millennio a.C. Nasso si innalza ad uno dei centri più grandi della civiltà protocicladica. Testimonianza dell’ importanza del contributo dell’ isola alla crescita della civiltà cicladica è l’utilizzo, ancorchè convenzionale, da parte degli archeologhi dei toponimi di Nasso per caratterizzare elementi di questa periodo. Così si parla della civiltà locale di “Grotta-Louros” di Nasso che caratterizza con il suo nome la fase protocicladica I (3200 – 2800 a.C.). Si parla delle figurine “tipo Louros” dal cimitero di Louros nella regione di Sangri. Inoltre, si parla delle figurine “tipo Spedos” dall’omonima località al Sud-Est di Nasso, delle figurine “tipo Apiranthos” ed ancora di un famoso artista, creatore delle meravigliose figurine, l’ “Artista della Collezione di Goulandris”, il quale “dovrebbe essere di Nasso”; potrebbe essere che fosse un artigiano ambulatorio, potrebbe essere che si effetuassero operazioni di commercio ed esportazione di figurine…. potrebbe essere….

L’acropoli protocicladica a Korfari di Amigdalies e le singolari raffigurazioni a percussione da Korfi di Aroni sulla parte Sud-Est compongono, insieme con tutti gli altri elementi, l’imagine particolare di un gran centro dell’ Egeo nel terzo millennio a.C.



Età micenea – geometrica – arcaica

Η Κόρη (Κούρος γυναίκα) στις Μέλανες Ποταμιά Nell’ arco del secondo millennio a.C. lo sviluppo di nuove forze nell’ Egeo, prima quella di Creta e successivamente dei centri micenei nella Grecia continentale determinano il regresso dell’ autonomia della civiltà cicladica spontanea. La popolazione si sposta verso la parte Nord-Ovest e così si ha a Grotta la grande città micenea che vive con continue ristrutturazioni delle sue case fino all’ età protogeometrica (circa 1000 a.C.), nonché i grandi cimiteri ad Aplomata e a Kamini.

Intorno al 7° sec. a.C. si forma una società oligarchica con tanti nobili ricchi e potenti, i cosiddetti “pacheis” (cioè grassi), che vive nella città sita sulla collina dell’ attuale Castello a Hora, oppure nei vari capoluoghi dell’ isola. Il popolo si occupa principalmente dell’agricoltura, dell’ allevamento ma anche della pesca, del commercio e delle arti. Nasso colonizza Arkesini e forse anche Egiali ad Amorgos e conclude dei rapporti con Ios. Nel 734 a.C. con la sua flotta aiuta la città amica di Halkida di inviare coloni all’ Occidente ed in ricompenso dà il suo nome ad una delle nuove colonie (Nasso di Sicilia). Continue e persistenti sono le lotte contro i Milisi, gli Eritrei e i Pari. In una di quelle lotte fu ucciso il grande poeta di Paros, Archiloco. I reperti archeologici dall’età micenea e geometrica, specie la ceramica, sono distinti dalla loro estetica elevata; Nasso, però, si innalzerà di nuovo a pionere nella creazione artistica durante gli anni arcaici, e cioè nel 7° e 6° sec. a.C.
Di questa età “parlano” in modo singolare le statue nude di uomini e le statue vestite di donne, entrambe di dimesioni suprannaturali provenienti da Nasso. I Kouri giaciono per terra semifiniti nell’ area delle antiche miniere, a Melanes e ad Apollonas. Motivi tecnici o anche circostanze di vita, quali la morte del committente, eventi politici, furono le cause del loro abbandono. Dall’ altro lato, è famosissima l’Artemide del Museo Nazionale, statua votiva a Delo (650 a.C.) da parte della Nicandre, membro di una ricca famiglia di Nasso.   
La Sfinge dei Delfi, i famosi Leoni di Delo, la Casa dei Nassoti a Delo e generalemnte tanti oggetti dedicati dagli abitanti di Nasso a Delo e ad altri famosi santuari testimoniano la prosperità, lo sviluppo, le ricchezze e il potere della società nassota e specie la dominazione e lo sfruttamento economico del gran centro religioso ionico di Delo. Potrebbe essere che fosse sviluppata una certa “politica di Apollo”.


La grande arte plastica che nasce in Grecia durante gli anni arcaici, presenta a Nasso per la prima volta tutti gli elementi della monumentalità. Questo fatto in abbinamento allo sviluppo dell’arte plastica (figurine) durante il terzo millennio a.C. portò al parere che la plastica “fu nata” a Nasso. L’abbondanza del marmo ha indubbiamente contribuito a tale crescita. Lo smeriglio, un prodotto esclusivamente di Nasso, è utilizzato per la rifinitura (smerigliatura) delle opere.

Gli artigiani nassoti sono ricercati e sembra che fossero così ricchi che offrivano gli stessi alle divinità grandi e costose opere. Informazioni si riferiscono alle principali famiglie di artigiani di Nasso come p.e. alla famiglia di Vizis, la cui firma c’è sulle tegole in marmo dell’ A-cropoli. Determinante fu, inoltre, il contributo di Nasso alla creazione della forma monumentale dell’ architettura greca e specie dell’ionica in marmo. Nel santuario delle Irie si può osservare passo-passo, nello stesso spazio, l’uno strato sopra l’ altro, il percorso dal tempio ad uno spazio (circa 800 a.C.) in legno e pietre, al tempio arcaico “eka-tombedo” (cioè di lunghezza di cento piedi), di stile ionico, che dispone dell’ adyton (luogo dedicato al culto mistico), “prostasi” in marmo (colonnato che monumentalizza l’ingresso), altare in marmo e colonnati in marmi all’ interno.

A Giroula a Sangri, il tempio tutto in marmo di Apollo e Demetra è un tempio arcaico di tipo “Telestirio”, cioè dedicato a cerimonie mistiche. È l’unico ben conservato campione di tempio tipo Telestirio; risale agli anni di Ligdamis (530 a.C.), Despota di Nasso, come anche il gran tempio di Apollo sull’ isoletta di Palatia, al porto di Hora.

Ma non mancano neppure gli sconvolgimenti politici. A causa dell’ offesa a carico del onorato nobile Telestagora da altri del suo genere, la gente mostra il suo dispiacere contro i pacheis. Dei torbidi si approfittò un altro nobile, Ligdamis, il quale impose la tirannide e predomina con l’aiuto di suo amico Pisistrato intorno al 540 a.C.. Dopo il sovvertimento del tiranno dai Lacedemoni, ed in seguito ad una preve oligarchia, la democrazia di Nasso respinse nel 506 a.C. l’assedio di oltre quattro mesi da parte del tiranno di Milito, Aristagora.

   


Età classica e la fine del mondo antico

Πύργος του Χειμάρου στο δρόμο για το Καλαντό Nel 490 a.C. gli abitanti di Nasso affrontarono con passività l’ attacco dei Persiani. La maggioranza sfuggì alle montagne e quella parte che rimase nella città cadero in servitù o anche schiavit, la città fu distrutta, i santuari furono messi in fuoco. Ma durante la battaglia navale di Salamina, i nassoti apostatarono e militarono con gli Ateniesi. Tanti nassoti combatterono a Platees e il nome dell’ isola fu compresa nella lista onorifica incisa al tripode a Delfi e alla base di una statua di Giove ad Olimpia. In realtà, però, Nasso non si è mai ricoverata dopo quella distruzione. Passò sotto l’ egemonia degli Ateniesi. Dopo la caduta dell’ egeonia ateniese passò all’ egemonia spartana. Nel 4° sec. a.C. Ateniesi e Spartani combatterono per Nasso. Partecipando alla “comunità delle isole” passò dall’ influsso dei Ptolemei dell’ Egitto a quello dell’ Impero macedonico e poi a quello di Rodì. Dopo 41 a.C. fu soggetta all’ Impero romano, facendo parte alla prefettura romana delle isole con sede a Rodì. Spesso i romani utilizzano l’isola come luogo di esilio. Anche dal punto di vista ecclesiastico, Nasso fu soggetta alla chiesa di Rodì nei primi anni cristiani.


Il Periodo Bizantino (Impero Romano Orientale)

 Βυζαντινή ΕκκλησίαMolti studiosi ammettono il parere che il centro degli anni bizantini fosse nella zona di Tragea – Apano Kastro e nella zona maggiore di Sangri – Castello d’ Apalirou fino alla baia di Agiaso. La pianura di Sangri con le numerose chiese, piccole e grandi, ma sempre notevoli, è stata designata come il “piccolo Mistras”. Lo studio delle epigrafi ha mostrato che in Nasso fu la sede del turmarca che si chiamava Nikita, prima del 1080, e cioè era una turma, e di un protospatario che si chiamava Giovanni. Nel 1083 divento sede vescovile.

Nel 727 la flotta “tematica” delle isole greche e Cicladi rivoltò contro l’ Imperatore Leon Isauro III e approdò a Costantinopoli, ma il “fuoco liquido” annientò la flotta greca e cicladica. Gli studiosi sono discordi sulle cause di questa rivolta. Ma la partecipazione delle Cicladi alla competizione bellica con l’ Imperatore implica una notevole forza economica ed amministrativa.

Alla fine del 7° sec. ed agli inizi del 8° sec. è costruito il Castello di Apaliros che controlla non solo gli estesi campi coltivabili dell’ isola ma nache la zona marittima tra Nasso, Ios e Paros, che con ogni probabilità costituiva parte del percorso da Creta a Costantinopoli. La sua fondazione è legata al periodo difficile delle prime invasioni arabe ed è inquadrata nell’ ambito della cura statale per il rafforzamento della difesa delle isole.

Nasso, tuttavia, sempra che inizi ad occupare una posizione di rilievo quanto all’ amministrazione dell’ Impero che è accompagnata da crescita economica nei cosiddetti “secoli oscuri” del Bisanzio (7°-9° sec.) con il suo collegamento all’ Iconomachia (guerra delle icone). Tale collegamento risuona, probabilmente come è successo anche in altre province dell’ Impero, una ristrutturazione amministrativa nell’ ambito delle riforme degli Isauri. Questa ristrutturazione comportò riordinamenti nella società locale con l’istituzione di servizi statali e l’insediare parziale di popolazione militare: si tratta dei coltivatori-militari, dell’esercito tematico.

I monumenti di Nasso, mutatis mutandis, implicano una crescita demografica durante l’ 8° e 9° sec. che ovviamente era accompagnata da varie attività umane rientranti nella produzione ed economia a livello sia locale e probabilmente anche più ampio.
Cinquecento chiese di tutti i tipi e monasteri tipo fortezza testimoniano che su quest’ isola, la quale fu pionere nell’incisione del marmo nonché di civiltà, vissero anche negli anni bizantini uomini che tra i primi hanno provato di applicare nuovi metodi all’ ar-chitettura ed agiografia, nel loro intento di esprimere il loro mondo interno.

L’isola può mostrare la sua fisionomia architettonica: ci sono tempii antichi trasformati in basiliche paleocristiane, come ad esempio San Giovanni a Giroulas Sangri. Ci sono tempii in cui si può distinguere diverse fasi costruttive a partire dagli primi anni cristiani, la Madonna Prototrono nel villaggio di Halki, la Madonna Drosiani nel villaggio Moni, il Cristo Datore di Luce nel villaggio Danakos. Ci sono basiliche paleocristiane con sintrono, come la Madonna Prototrono, un tempio importantissimo a tre nicchie quale la Madonna Drosiani, tempii crociformi inscritti come ad esempio San Mama a Potamia, San Giorgio Diasorita a Tragea, Santi Apostoli a Metohi, la Madonna Prototrono come definitivamente configurata negli anni mesobizantini ed è conservata a tuttoggi, con varie ad-dizioni naturalmente.
Inoltre, ci sono tempi tipo croce libera, quali la Madonna Kaloritissa o Kaloreitsa, la Madonna ad Archato, la Madonna Daminiotissa, tutte basiliche ad una navata con volta a cupola, coperte con arcate, tempii a due nicchie.

A Nasso si riscontra la continuità ininterrotta di monumenti dal 7° sec. al 14 sec., dal punto di vista sia architettonico che di decorazioni di pittura. Tra i monumenti più importanti non solo per la Grecia ma anche per l’Europa meridionale è la Madonna Drosiani a Moni, il cui strato di affreschi più vecchio risale al 7° sec., ed ancora più antecedenti sono considerate le chiese di San Giorgio a Melanes e di Cristo Datore di Luce a Danako. Inoltre, le chiese aniconiche (senza iconi) del 9° sec., la Santa Domenica ad Aperathou, San Artemio a Sangri, San Giovanni ad Adisarou. Le tre chiese, insieme con gli strati aniconici degli affreschi di altre chiese, costituiscono con ogni probabilità la totalità della pittura aniconica in tutta la Grecia. Si è accertato che il numero dei monumenti affrescati a Nasso, più di 100, non solo è inparagonabilmente più alto rispetto a quello ritrovato nelle altre Cicladi, ma è anche di importanza primaria in tutta la Grecia. Singolari insiemi di affreschi nella chiesa della Madonna Drosiani dagli anni paleocristiani, nella chiesa della Madonna Prototrono ove sono salvati affreschi in cinque strati, dell’ età paleocristiana, dell’ iconomachia, due strati dell’ 11° sec. ed uno strato del 13° sec. Infine, a San Giorgio Diasorita è salvato uno degli insiemi più importanti di affreschi dell’ 11° sec. in tutto l’ Egeo. Nella Madonna Drosiani è salvato il programma iconografico più completo della sua epoca. Raffigurazioni singolari, la Madonna Nicopoios (cioè vittoriosa) e il Cristo sulla cupola in due stitharia, cioè due volte in protome. La Madonna Nicopoios è una madonna col bambino, ma che con entrambe le mani tiene un disco in cui è raffigurato il Cristo. La dippia raffigurazione di Cristo su cupola è unico campione dell’ età proiconoclastica. In uno degli stitharia Cristo tiene un vangeli ed ha la barba cortissima, mentre nell’ altro ha della barba lunga e tiene il sacro tessuto che copre l’ altare. Con ogni probabilità le due raffigurazioni diverse erano atte ad esaltare le due nature di Cristo, la natura divina e quella umana.

Questo insieme di monumenti rappresenta la testimonianza storica più valida che Nasso occupava negli anni bizantini un posto rilevante a livello amministrativo, ecclesiastico, economico ed artistico tra le isole dell’ Egeo meridionale. E siccome Bisanzio non finisce con la caduta di Costantinopoli nel 1204 né con quelle del 1453, ma continua ad esistere dapperttutto nel territorio greco nonostante le conquiste, importanti sono a Nasso i cosiddetti monumenti metabizantini.

Eppure, l’isola vide Genova e Venezia arare le onde del mare nella lotta per la conquista dell’ egemonia, conobbe l’espatrio imposto dai turchi, la concorrenza commerciale delle forze, la pirateria, sentì proprio cosa significa essere rivendicati sia dalla cristianità che dall’ islam; seppi il tradimento, il sacchegiamento, la devastazione spietata, vidi spesso merci, denaro, gente cambiare mani, vidi tante volte le sue celle di vino ed oglio derubate e i suoi abitanti tra la vio-lenza e l’ingiustizia.



Latinocrazia

Ο Μπούργος στην παλία πόλη της Νάξου Nel 1207 il veneziano Marco Sanudo conquistò Nasso ed Andro e fondò l’egemonia che rimane nella storia come il Ducato del Mare Egeo con città capitale la Nasso. Successivamente furono conquistate anche altre isole, fatte salve le Tino e Micono che costituirono l’ egemonia separata dei Ghisi. Anche se veneziana la famiglia dei Sanudi riconosceva come despota l’imperatore latino di Costantinopoli e non la Venezia, nei confronti della quale seguirono una politica indipendente, nella misura che ciò lo consentivano le condizioni geopolitiche dell’ epoca. Così i conflitti con Venezia    diventarono inevitabili e col passar del tempo l’egemonia latina delle Cicladi diventò un protettorato di Venezia.

La tradizione locale vuole che Marco Sanudo divida l’isola in feudi e li distribuisca ai nobili e che imponga il sistema feudale secondo le norme occidentali. In realtà, tutto quello che si sa del fondatore dell’ egemonia è il trattato che concluse con il duca di Creta quando fu chiamato lì per aiutare alla soppressione della rivolta degli Arconti (magnati) greci. I veneziani non rispettarono o non vollero attenersi alle condizioni dell’accordo e così Marco Sanudo si alleò con una parte degli arconti greci e conquistò l’intera isola. Gli eserciti spediti da Venezia costrinsero Sanudo a ritirarsi e tra le clausole del trattato fu quella che lo obbligava di prendere con sé 20 degli arconti greci (i magnati che governavano Creta sin dagli anni del Bisanzio), mentre acquisì diritti feudali su terreni dell’ isola; organizzò una spedizione contro l’impero di Nicea nello sforzo di prevenire l’attacco dei bizantini contro le sue occupazioni. Fu captivato però dall’ Imperatore Teodoro Lascari il quale affascinato dalla personalità del captivato lo liberò per ritornare alle sue terre, dandogli per moglie una delle principesse della sua famiglia. Nel 1227, essendo più a Venezia e poco prima della sua morte, concessi il monastero del Cristo Datore di Luce all’ ordine dei monaci benedettini. Durante la sua egemonia, fu fondata con ogni probabilità nel 1226 da laici cattolici un’ organizzazione religiosa, l’ “Associazione del Corpo Santissimo di Cristo” atta a gestire le donazioni alla nuova chiesa cattolica.

Il periodo dell’ egemonia dei Sanudi fu un’epoca tempestosa in quanto erano costretti a svolgere constantemente delle operazioni belliche o diplomatiche per affrontare i loro vicini Ghisi, i pirati, la flotta bizantina dell’ Imperatore Vatatzi di Nicea, che infine non si rinunziarono mai alle loro pretese sulle Cicladi, ed infine gli interventi di Venezia.   
La dinastia dei Sanudi (diette sette egemoni) finì nel 1383 quando il filoveneziano despota di Milo, Francesco Crispo (si sposò con Maria, una principessa dalla Casa dei Sanudi) assasinò durante una caccia, fuori del villaggio di Melanes l’ultimo duca di Nasso, Nicola delle Carceri, figlio della ducessa Fiorenza Sanudo, ed assumette l’egemonia del ducato. I Crispi (12 egemoni in totali) governarono fino al 1566, quando il ducato fu occupato dall’ arcinavarco turco, Hairedin Barbarossa. 

Si può formulare un’idea sulla società feudale delle isole dalle lettere dei duchi salvate a tuttoggi. Sulel isole le “Assise di Romania” erano il codice feudale, riformato in conformità alle usanze di Nasso. Il duca era a capo della gerarchia sociale, equivalente all’ egemonia di Achaia, alla quale era soggetto. Nell’ amministrazione era assistito da vari dignitari quali, “l’osservatore”, il “bailo” e “il prattico del duca”, mentre esisteva la carica di “capitano” del Castello di Nasso, nonché quella del “apanokinigaris”.

Πύργος στην περιοχή της Αγιάς Le tasse ed imposte non sembra che fossere pesanti. Una melangola o una gallina in Natale era la solita offerta al padrone, tipico riconoscimento della dipendenza feudale. L’imposta fondiaria bizantina, l’acrostihon, era in vigore. C’era anche la “decima del feudo”, l’ entritia, i terreni entritati, i terreni liberi, cioè quelli appartenenti a coltivatori liberati dall’ obbligo di pagare l’entritia al feudatario, la tassa, la cuntuvernia, cioè il magnato terriero concedeva il terreno ad un coltivatore come mezzardia, il kalathiatiko equivalente al bizantino kaniski. Infine, la tassa turcoteli che veniva pagata ai cursari turchi dal duca ed incassata dai suoi soggetti turchi vassalli contadini. Ricordiamoci un verbo tipico del periodo di latinograzia: galdero, cioè giovarsi, occupare, governare, approfittarsi perchè proprio il padrone si giovava, occupava, gover-nava e si approfittava!!     
 
Sin dalla metà del 16° sec. un nuovo flusso di immigrati viene ad inondare l’isola. Barocci, Grimaldi, Giustiani, Cocchi, Della Rocca, De Modena, ecc., investono in terra sia acquistandola che acquisendola dopo matrimoni a titolo di dote, così creando delle grandi proprietà fondiarie. Un caso tipico di questo fatto è la “terra di Foloti”. Mantengono il sistema feudale intensificando il lavoro degli abitanti vassalli dell’ isola. Le torre imponenti in pietra “parlano” fino ai nostri tempi del regime feudale, di un’epoca di padroni e capoluoghi titolari di terreni ai quali venivano conferiti diritti, quattrini, ducati, reali, gechini, e dei locali, dei contadini ai quali spettava una serie di obblighi ed imposte sempre legate alla terra che gli stessi coltivavano ed agli animali che pascolavano nei “pasculi” cioè pascoli.



Turcocrazia

Περιοχή Καλαμίτσια I turchi non hanno mai colonizzato Nasso, neanche le altre isola delle Cicladi. Pochissimi si stabilirono sulel isola a causa della paura per i pirati e pochissimi furono gli abitanti che abbracciarono l’ Islam. Il sultano Selim II (1524 – 1574) concesse la più vecchia e bella delle città latine dell’ Oriente al suo protetto Giuseppe Nasi, un banchiere avventuriero giudeo che originava da ebrei portughesi e diventò cristiano assumendo il nome Joao Miquez. Il giudeo duca di Nasso non ebbe mai visitato il suo ducato in tutti i tredici anni del suo dominio, ma invece nominò in suo posto un uomo di fiducia, Francesco Coronello, per incassare le imposte di cui aveva bisogno ed in generale per governare le isole che il suo amico, il sultano Selim II gli aveva concesso. Nasi mantenne i vecchi usi e costumi come anche le leggi dei latini. Con il nuovo sultano Murat III (1574 – 1595) il potere di Nasi indebolì ed infine morì di lapidazione nel 1579. Nel 1580 una commissione di cristiani dalle isole si presentò davanti alla Pili ed ottenne dal sultano Murat III dei privilegi estremamente favorevoli. L’imposta personale sarebbe mantenuta nella sua forma vecchia; le chiese sarebbero rimaste libere e potrebbero essere costruite dapperttutto; i loro vecchi usi e costumi sarebbero mantenuti, i cristiani avrebbero potuto portare gli abiti locali, mentre la seta, il vino e i viveri sarebbero esonerato dal ogni e qualsiasi imposta. Questi privilegi furono sanciti da Ibraim sessant’anni dopo (1640 – 1648) e costituirono la carta statutoria delle Cicladi negli anni dell’ occupazione turca. Si illuminava l’epoca degli evoluzioni per l’ Oriente, sotto l’influsso egemonico della Francia. Tuttavia alle vecchie imposte che rimasero in vigore vennero ad aggiungersi altre nuove aggravando di più gli abitanti dell’ isola: kharaj, imposta personale, tzeremès, multa, mucatas, il pagamento in denaro della decima dei frutti della terra, giemekliki, imposta al capudan pasha per le spese della flotta turca durante la permanenza a Nasso. Dall’ età dell’occupazione turca riconrdiamoci il verbo diagoumizo che si-gnifica afferrare, saccheggiare, far man bassa, corseggiare!!


L’ indipendenza

Gli abitanti di Nasso si ribellarono tante volte contro i conquistatori sia latini che turchi. Nel 1595 ebbe luogo a Nasso un complotto animoso dei rappresentanti di quindici isole dell’ Egeo che mirò alla distruzione dell’ impero turco. Contro i franghi si ribellarono nel 1563, nel 1643, nel 1670 e nel 1681. Più importanti sono i moti nel 18o sec. con a capo i membri della famiglia dei Politi ed aventi come centro la torre di Marco Politis ad Acadimi, nella pianura di Tragea.

Il capo della “comunità dei villaggi” Markakis Politis diventò il terrore dei latini, che li combatteva dal 1770 al 1802, e l’eroe dei greci, sollevò i contadini di Drimalia a ribellione, utilizzo i turchi nella sua lotta contro i Barocci che invece li ebbe tratti dalla sua parte contro i latini; contribuì alla funzione della Scuola di San Giorgio a Grotta e al restauro di San Artemio nella valle del villaggio Kinidaros. Fu chiamato “ricostruttore della Nassia” e “sostenitore dell’ esclusione del feudalismo” sull’ isola. I franghi lo calluniarono, lo cacciarono via, confiscarono i suoi averi e ruiscirono ad esiliarlo a Mitilini ove d’ordine di Husein pasha lo strangolarono con fune il 25 marzo 1802. Il figlio di Marcopoliti, Michalakis, proseguì l’opera di suo padre, ricavò il patrimonio paterno, si affermò come dignitario e capo della Comunità dei villaggi e lottò contro i franghi e i turchi. Verso i fini del 1821 Alexandros Ipsilantis spedì persone alle isole delle Cicladi per diffondere le idee della rivoluzione. Nel dicembre del 1820 prestarono il giuramento i primi affiliati alla società segreta Filikì Etairia di Nasso, tar cui anche Marcopolita, che il 6 maggio 1821 proclamarono la Rivoluzione.

Compagnia Storica di Nasso ARSOS – P. FLEA

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